Outdoor 2018

Outdoor 2018

 

Outdoor 
 

Divenuti simboli della Biennale, le sculture monumentali in cartone rappresentano sin dalla prima edizione la potenzialità della carta e il talento degli artisti che li realizzano durante un mese di residenza artistica. Dai primi di agosto le sculture verranno installate e inaugurate nelle piazze della città.

 

  • James Lake

     

    James Lake

     

    Paperman - Piazza S. Frediano

     

     James Lake è un artista britannico. Inizia il suo percorso universitario, ma è costretto ad interromperlo a causa di una malattia, un cancro che lo costringe all’amputazione di una gamba. È riuscito a laurearsi superati i problemi di salute, ma per superarne il disagio causato ha imparato da autodidatta a creare sculture in cartone, insegnando poi la sua tecnica in varie scuole. James ritiene che l’arte debba essere un mezzo di unione nella società, ed il cartone può abbattere le barriere che finora sono state imposte. Il cartone è inoltre il materiale che valorizza maggiormente l’artista, infatti per la Biennale presenta il suo autoritratto mentre è a lavoro. Il messaggio trasmesso è che l’arte può nascere in un momento di caos, come un momento di malattia, o può essere esposta in luoghi caotici come la società, ma nel momento in cui lavora l’artista si trova nella sua stanza solo con se stesso, trovando la sua pace interiore.

     

    paperman

     

  • Kubo Novak

     

    Kubo Novàk

     

    Life Space - Piazza S. Francesco

     

    Jakub Novak è un’artista slovacco nato nel 1986. Dopo essersi laureato in architettura, inizia a lavorare come docente universitario, ma in seguito abbandona questo lavoro per concentrarsi maggiormente sulle sue opere d’arte. La sua opera Life Space è una dimostrazione di come la vita possa essere paragonata ad uno spazio limitato che ognuno di noi riempie con le cose che considera speciali. Queste cose non sono definitive, ma cambiano nel tempo a causa degli eventi che portano al cambiamento del nostro punto di vista. Diventano però il nostro rifugio in cui ci ritiriamo per riflettere, per trovare la nostra pace interiore e per ricaricarci prima di tornare nel caos della vita quotidiana. Lo spazio vitale è una composizione geometrica. Ciò che appare espressivo e sorprendente esaminato da vicino diventa un sistema modulare palpabile, mentre visto da lontano acquista una nuova forma portandoci ad esaminare noi stessi e isolandoci dalla casualità.

     

    life space

     

  • Wu Wai Chung

     

    Wu Wai Chung

     

    No More Message - Palazzo Ducale

     

    Wu Wai Chung ha studiato architettura ad Hong Kong e in seguito a Londra. La sua passione è quella di interagire col pubblico attraverso le sue opere innovative di architettura. “No more message” consiste in una struttura simile ad un tunnel, con le pareti interne fatte a piramide in modo da ridurre al massimo le onde sonore. I visitatori possono provare a comunicare tra di loro, ma il suono non arriverà loro in modo chiaro. L’opera infatti ha l’obiettivo di farci riflettere su come a volte vorremmo comunicare qualcosa, ma a causa di alcuni filtri non riusciamo a farlo o non veniamo capiti, in questo modo, il silenzio in cui ci rifugiamo da nascita al caos.

     

    no more message

     

  • Eu Tazé

     

    Eu Tazé

     

    Silent Shell, Chaotic Shell - Palazzo Pretorio

     

    Eugénie Tazé-Bernard nata nel 1989,  è una scultrice ed una scenografa franco-peruviana. Nelle sue opere, mescola l’anatomia umana con quella animale (l’uso del corpo umano infatti ha il ruolo di connettere il visitatore con l’opera mentre l’uso dell’anatomia animale è simbolo delle emozioni interne di un individuo). Nel creare “Turtle Woman” l’artista parte dalla visione di un mondo caotico travolto dalla modernità, per portare la mente dello spettatore a riflettere su ciò che potrebbe succedere in futuro al genere umano. Lo porta a visualizzare un adattamento dei corpi umani a nuove forme che potrebbero coprirli fino a diventare una protezione, un modo per fuggire, per stare in silenzio e per riconnettersi con se stessi. Una forma di riparo che manifesterà l’inevitabile adattamento dell’uomo a questa epoca moderna.

     

    Silent shell, chaotic shell

     

  • Dosshaus

     

    Dosshaus

     

    Path of Paradox - Piazza Cittadella

     

    Dosshaus è la collaborazione creativa tra Zoey Taylor e David Connelly, artisti che combinano pittura, scultura, fotografia, moda, video e performance. Fin dall’inizio, la coppia è stata interessata all’incrocio tra varie culture. Per la Biennale creano l’opera ‘’Path of Paradox‘’ un pianoforte spezzato in due da una moneta, apparentemente caduta dal cielo il cui bordo ricorda una ghigliottina, che silenzia lo strumento. Il messaggio che gli artisti vogliono trasmettere è tratto da una frase celebre di William Blake che scrisse  ‘’Dove esiste qualsiasi visione del denaro, non può essere portata avanti l’arte, ma solo la guerra’’. Quando il denaro prevae, diventa un’arma contro l’arte e il caos che crea non è altro che una scia di silenzio.

     

    path of paradox

     

  • Ankon Mitra

     

    Ankon Mitra

     

    The sights and sounds of the cosmos - Mercato del Carmine

     

    Ankon Mitra è un rchitetto e disegnatore indiano nato nel 1982. Diplomato in design al The Bartlett, University College London.  Si appassiona alla tecnica dell’origami, e cerca di integrarla nel campo dell’arredo, scrivendo a riguardo un libro intitolato ‘’Questioning Architecture‘’, in cui mostra come l’Universo stesso viene fatto e disfatto da piegature. Partecipa alla Biennale attraverso un’opera che ha lo scopo di riprodurre la dinamicità dell’Universo. Porta a riflettere sugli eventi spettacolari che accadono nell’universo, come la caduta di comete, la collisione dei buchi neri o la fusione delle galassie che generano un caos magnifico e rendono il cosmo una specie di danza galattica, ma che apparentemente ai nostri occhi pare silenziosa. Noi possiamo godere di immagini di colori e forme che ci giungono dall’universo ma non abbiamo modo di ascoltare due stelle che si scontrano. Per noi questo caos è silenzio.

     

    sights and sounds of the cosmos

     

  • Manuela Granziol

     

    Manuela Granziol

     

    Liminal Space - Piazza Guidiccioni

     

    Manuela Granziol è un’artista ed economista svizzera, dopo essersi trasferita a Londra con la sua famiglia ha seguito la sua passione per l’arte. L’opera che l’artista presenta alla Biennale esplora la relazione sconosciuta tra linguaggio e non linguaggio, tra comunicazione in qualsiasi forma e silenzio. Una ragazza adolescente siede sul pavimento con la testa tra le gambe. L’adolescenza rappresenta il momento in cui la società, i media, i genitori e i coetanei esercitano maggior pressione sulla giovane. La creazione di un’opera fatta di pezzettini vuole esprimere la complessità dell’esistenza umana. Di fatto le varie esperienze ed eventi a cui ogni essere umano va incontro comunicano quanto esso sia fatto di frammenti (ricordi, immagini, testi, persone incontrate) che lo rendono a sua volta parte di qualcos’altro definendo così una soggettività caotica.

     

    liminal stage

     

 

 

 

 

 

Ultima modifica ilGiovedì, 26 Luglio 2018 16:17
Torna in alto

Premi

funder modulo

Newsletter Biennale

Consigliato su

consigliatovisititaly

Store

Newsletter

Info

Associazione Culturale Metropolis
Via dei Bocchi, 241 - 55012 Capannori (Lu) - Italy
T:+39 0583 928354
F:+39 0583 930988

Per sostenere il progetto scrivi a

Email: Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. E' necessario abilitare JavaScript per vederlo.

Privacy & Cookies

Top of Page