Indoor 2018

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INDOOR 
 

Due location e oltre 2 mila m2 di mostre, la sezione Art Indoor della Biennale propone opere d'arte che raccontano la Paper Art Contemporanea, comprendendo scultura, quadri, installazioni e videoarte.

  • Paola Margherita

    Paola Margherita

    Palazzo Ducale

    Paola Margherita nasce nel 1970 a Roma, si laurea in Arti applicate e all'Accademia di Belle Arti di Napoli in scultura. Partecipa alla Biennale con due opere ''Asina'' e ''Palma'' trattando il tema del comportamento delle donne in società. "Asina" nasce dal desiderio dell'artista di esortare il genere femminile a sottrarsi ad un "carico troppo pesante" a cui spesso la società lo costringe. Una donna deve sempre conservare quella capacità animale e irrazionale per difendersi anche scalciando violentemente per rimanere viva ed autonoma nella sua natura e volontà. "Palma" rappresenta una ragazza che traccia tutto l'arco della sua esistenza nell'attraversamento dello spazio, dalla punta del piede all'ultimo capello. Il prima e il dopo sono fusi in un unico gesto.

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  • Paola Bazz

    Paola Bazz

    Palazzo Ducale

    Nata nel 1965 a Padova, attualmente risiede a Manchester. Ha una laurea in architettura, segue la sua passione per il disegno e la pittura attraverso l’utilizzo della carta riciclata, del cartone e del legno seguendo tematiche differenti. Appassionandosi alla tematica del cambiamento dell’identità individuale e quello della società, propone alla Biennale opere fatte con la tecnica del disegno e del  collage per sottolineare come il caos che questa sovrainformazione produce, modifichi continuamente la nostra identità costringendoci ad uno stato di perenne incertezza. Questi collage vogliono anche far riflettere sull’uso dell’immagine femminile nella pubblicità e sull’ immagine ed identità della donna in una società consumistica.

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  • Gianluca Traina

    Gianluca Traina

    Palazzo Ducale

    Nasce a Palermo nel 1984, ha studiato fashion design a Milano e a Barcellona, attualmente risiede in Sicilia. Il tema trattato dall’artista è legato al termine “razza” che oggi suscita ed evoca sensazioni contrastanti, frutto di condizionamenti mediatici e di ignoranza che trova voce attraverso i social media e il dibattito pubblico. Il termine “razza” andrebbe usato solo per raccontare le differenze tra specie e non tra esseri umani. Il colore della pelle, la fisicità, il genere sessuale, vengono considerati e dibattuti solo per marcare delle differenze. L’artista porta quindi l’attenzione sul caos di informazioni che invadono la società e desidera consolidare nel tempo attraverso l’arte dei concetti di uguaglianza, suscitare delle riflessioni sulla differenza tra genere sessuale e colore della pelle.

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  • Gianfranco Gentile

    Gianfranco Gentile

    Palazzo Ducale

    Nasce a Verona nel 1949. Negli anni ’70 vive a Firenze dove si laurea in Architettura. Nelle sue opere recenti utilizza la “fragilità” del cartone come metafora per una riflessione sul fenomeno della migrazione. Partecipa alla Biennale con opere che fermano ed esaltano un istante, parlano col silenzio e agiscono in maniera consapevole col tempo raccontando il dramma, spesso tragedia, che colpisce centinaia di migliaia di persone costrette da guerre e fame ad abbandonare la propria terra, nella speranza di approdare in un luogo dove tornare a vivere. Ma la loro presenza provoca nella nostra società un mormorio confuso e inconcludente o un silenzio colpevole e complice. Informazione e silenzio non hanno in sé connotazioni negative, anzi, conoscere i fenomeni è il primo passo per trovare soluzioni. Il silenzio di fronte a una tragedia è rispetto, il silenzio dentro di noi rende capaci di comunicare con sguardi diversi dai nostri e permette di comprendere punti di vista a noi lontani.

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  • Maribel Mas

    Maribel Mas

    Palazzo Ducale

    Nata nel 1967 in Venezuela, laureata in grafica pubblicitaria, litografia e serigrafia, attualmente vive e lavora in Germania. “Le interferenze” nascono dall’incontro casuale di linee. Utilizzando modelli di cartone, traccia linee tese come corde e vibrazioni, come se la penna fosse uno strumento musicale. Le tecniche di composizione musicale hanno infatti influito molto sulla creazione artistica di Maribel. Per questo motivo  l’artista ha iniziato ad, utilizzare solo materiali come carta e inchiostro. La carta stessa diventa un elemento animato, mentre il lavoro dell’artista prende forma. Nella realizzazione delle sue opere l’artista utilizza la tecnica della litografia e la carta giapponese fatta a mano. Attraverso la sua tecnica, l’artista invita lo spettatore a riflettere sulla molteplicità e la transitorietà delle cose, o semplicemente a permette all’occhio di interagire con le linee in modo giocoso.

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  • Olga Danelone

    Olga Danelone

    Palazzo Ducale

    Olga Danelone è nata a Udine nel 1964. Compie studi artistici e multimediali a Udine e ad Urbino. Parallelamente al lavoro di pittrice ha svolto in principio un’analisi sulla filosofia orientale, un analisi su temi scientifici e sulla filosofia occidentale. Alla Biennale presenta l’opera “Inclusione”: la quantistica e l’indeterminazione del tempo avvolge la nicchia in cui viviamo, che non ha limiti e si è estesa a tutto il pianeta Terra. La popolazione mondiale è un caos di incontri e di scambi. Un caos che dobbiamo destreggiare e acquietare in noi per far silenzio e captare l’attimo fuggente, l’istinto in divenire. Espone anche “Trofallassi” (termine scientifico per esprimere la comunicazione tra insetti), l’opera rappresenta l’aumento della popolazione con i suoi movimenti repentini, un fluire di contatti senza contatti, di parlare senza parlare, vedere gli altri o solo se stessi.

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  • Hyacinta Hovestadt

    Hyacinta Hovestadt

    Palazzo Ducale

    Artista tedesca, nata il 1954, si diploma all’Accademia delle Arti di Dusseldorf. Approfondisce in seguito altri studi artistici all’Università di Munster. Lavora come docente d’arte fino al 1985, come assistente di ricerca al servizio educativo museale fino al 1991, e come autrice, giornalista, addetta alla stampa freelance fino al 2005 quando inizia a lavorare come scultrice con l’obiettivo di ricreare i manufatti antichi che il tempo ha sepolto. Per la Biennale, l’artista utilizza la rappresentazione dell’antico per comunicare la decadenza, la sopravvivenza al danneggiamento e la bellezza dell’imperfezione, pur lasciando che lo spettatore si crei un’opinione propria sulle sue opere. La rivendicazione del tempo, la distruzione inevitabile e la decadenza uniscono il silenzio e il caos dando nascita a nuove cose.

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  • Adriano Attus

    Adriano Attus

    Palazzo Ducale

    Nato a Sanremo nel 1971, Adriano Attus da oltre 20 anni è designer e art director nei periodici delle principali case editrici italiane, dal “Mondo” a “Panorama”, ora direttore creativo de “Il Sole 24 Ore”. Partecipa alla Biennale con una serie di opere che compongono il progetto‘’Neometrie’’, in cui i numeri vengono utilizzati come mezzo per esprimere la rivalità della ragione contro il falso, l’inseparabile relazione tra scienza e fede, il rapporto tra unità dell’essere e molteplicità fenomenica, tra caos e ragione. Nella realizzazione delle sue opere utilizza la tecnica del mosaico composto da tessere che creano elementi geometrici diversi tra loro e strutturate in base al numero degli spazi, al colore e alla forma  da cui sono composte. Il risultato finale si concentra sulla fissità delle singole rappresentazioni.

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  • Marco Zecchinato

    Marco Zecchinato

    Palazzo Ducale

    Nato a Padova nel 1992, si appassiona all’arte grazie al graffitismo. Studia alla facoltà di Belle Arti di Venezia, intraprende un’iniziativa in Venezuela di insegnamento della tecnica del graffiti ai bambini del posto. Consegue un Master a Lisbona in scultura pubblica. Le opere presentate a la Biennale racchiudono l’incontro di: Silenzio: metamorfosi della carta come materiale che si trasforma, attraverso un ciclo, come succede anche in natura, Caos: come rumore creato da tale trasformazione e  inteso come reazione dell’uomo che si allontana dalla metamorfosi e rifiuta la concezione della vita e della morte. Queste opere hanno inoltre un messaggio sociale in quanto l’origami come tecnica è iniziata grazie alla storia delle migrazioni dei popoli cinesi verso l’America, quando, rinchiusi in prigione in attesa di un verdetto sulla loro integrazione, essi hanno iniziato a creare dei moduli di figure tradizionali. Tale storia viene ripresa per raccontare  lo scontro che avviene oggi  tra le popolazioni che migrano e quelle di destinazione al giorno d’oggi, e ha l’obiettivo di  trasmettere un messaggio di pace che può essere portata grazie all’arte.

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  • Ho Yoon Shin

    Ho Yoon Shin

    Palazzo Ducale & Mercato del Carmine

    Artista coreano nato nel 1976, è laureato all’Università di Chosun in scultura. Ha iniziato a creare le sue opere interessandosi dei materiali poveri come la gomma, la paglia e in seguito la carta. Questo interesse per il materiale di basso costo, povero e alla portata di tutti, nasce dal desiderio di rappresentare la debolezza dell’uomo nella società e dal desiderio che ha di superare tale debolezza. La carta, attraverso le sue proprietà (trasparenza,popolarità e capacità di trattenere il calore, levigatura ecc.) assomiglia più di ogni materiale alla natura sensibile dell’uomo. L’artista quindi ritrova se stesso nella carta, cercando di superare le sue carenze, sviluppando i suoi punti di forza. In Palazzo Ducale, presenta le opere “Abandoned dog”, “Island 001-1” e “Island 002-1”.

    Al Mercato del Carmine, l’artista presenta “Island 006-1”, un’opera che cattura la sensazione di distanza dagli altri e alienazione: l’incomprensione è spesso dovuto a una  sottovalutazione della comunicazione. D’altro canto, essere da soli ha i suoi lati positivi: la solitudine dà il potere di godere della propria compagnia, apprezzare il tempo quando si è soli aiuta a riflettere sulla propria vita.

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  • Anne Vilsboell

    Anne Vilsboell

    Palazzo Ducale

    Anne Vilsboell è un artista ed un’autrice danese che si occupa della comunicazione attraverso opere d’arte fatte in carta fin dal 1980. Per l’artista La carta è un materiale che soddisfa la maggior parte delle esigenze degli artisti che  possono utilizzarla per la grafica, i dipinti, la scultura, la fotografia, l’installazione, l’arredamento, la moda, i fulmini, i libri, la musica e le performance. Le opere espresse in/e con la carta hanno uno stile chiaro e definibile. Il ‘paperismo’ è una forma d’arte a sé stante. Per la Biennale l’artista partecipa con opere che hanno l’obiettivo di dimostrare che è possibile stampare sulle superfici altamente strutturate che hanno massime qualità tattili. Il messaggio tratto dalle opere è la riflessione che si trae dal silenzio, infatti i personaggi appartenenti ai dipinti sembrano silenziosi ma dietro la loro calma apparente si nascondono domande, le cui risposte sono caotiche.

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  • Michele Landel

    Michele Landel

    Palazzo Ducale

    Michele Landel è una paper artist americana laureata in Belle Arti e Storia dell’Arte all’Università di Pittsburgh e all’Università del Texas, attualmente vive e lavora in Francia. Le opere che presenta alla Biennale trattano il tema dell’ indebolimento e lo stress causato dalla maternità e dalla depressione post partum. Accosta la domesticità e femminilità all’isolamento e al caos di cui nessuno vuole parlare. Crea  contrasto tra ambienti perfetti e donne astratte, che appaiono in conversazione con se stesse attraverso la combinazione di immagini vuote, ritagli di riviste e libri con donne tratte da dipinti antichi e contemporanei, sfocatura, stampa, e differenti tipi di texture su carta. I titoli delle opere sono tratti da esperienze reali di donne che raccontano la loro depressione post partum nella trasmissione “Terrible, thanks for asking”.

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  • Raija Jokinen

    Raija Jokinen

    Palazzo Ducale

    Artista finlandese, si è laureata alla facoltà di Arte e Design di Helsinki. Nella realizzazione delle sue opere utilizza la carta di lino fatta a mano ritenendola facilmente modellabile, combinando varie tecniche artistiche tra cui scultura, pittura e cucitura in modo da esaltare il suo approccio artistico che si basa sulle emozioni, situazioni e pensieri che tutti noi abbiamo. Raija osserva la relazione tra ambiente fisico ed emotivo e rappresenta spesso i dettagli del corpo umano attraverso rami e radici accostando così il corpo umano ad organismi della natura. Trova quindi l’analogia tra materiale/immateriale ed i nostri corpi facendo sorgere quindi la domanda su quale sia il limite tra fisicità ed emotività.

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  • Liang Haisheng & Paper Life

    Liang Haisheng & Paper Life

    Palazzo Ducale

    Liang Haisheng è nato nel 1961. Il suo desiderio è volto a condividere una nuova tecnica di Origami Tetraedrico. Paper Life  è un duo fondato nel 2009 da Ye Jing e Tao Jie, una coppia di visual designers che con la passione per la bellezza hanno creato un brand che si occupa maggiormente della creazione di lanterne. Liang Haisheng e Paper Life insieme hanno collaborato alla realizzazione di “Triangle Folded Paper Lantern”, una combinazione tra calcolo matematico e metodi primitivi, quale la lavorazione della carta fatta a mano.

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  • China Academy of Fine Art, Shanghai Institute of Design

    China Academy of Fine Art, Shanghai Institute of Design

    Mercato del Carmine

    China Academy of Fine Art, Shanghai Institute of Design è stata la prima accademia fondata in Cina con l’intento di offrire agli studenti dei corsi di formazione completi. Gli artisti che hanno preso parte al progetto sono: Kong Qiongpei, Ma Chuan, Zhang Ting, Chen Huasha. L’opera è un’installazione di carta intagliata fatta con carta carta Xuan, che rappresenta le emozioni umane in varie fasi.

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  • Joe Wong

    Joe Wong

    Mercato del Carmine

    Joe Wong ha collaborato con varie aziende che uniscono la cultura e l’arte al design. La sua idea è che un prodotto, la sua estetica (il suo aspetto esteriore) ed il suo inserimento nell’ambiente abbiano un legame inseparabile. Alla Biennale presenta “Vase”, un vaso che simboleggia la cultura Cinese e che contiene il significato della vita, ovvero il proseguimento e il legame.

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  • Giada Ambiveri

    Giada Ambiveri

    Mercato del Carmine

    Giada Ambiveri è una, giovane artista nata nel 1991, ha studiato arte e successivamente si è laureata in architettura. Dal racconto di Italo Calvino, “Le città invisibili”, è nato questo lavoro delle città sospese. Costruite a partire dai cartoni recuperati nei mercati cittadini, dai resti urbani si ricostruisce l’agglomerato urbano come una crosta cittadina che ricresce e copre le ferite del territorio. Le sue opere si concentrano quindi  sulla rappresentazione della società urbana che si fonda sulle macerie del passato, rovinando la Terra che a sua volta continua a rigenerarsi come la pelle umana si rigenera dalle ferite. L’artista utilizza la città come metafora della vita che si svolge nella moltitudine caotica, ma allo stesso tempo nella totale solitudine. L’ausilio della carta in questo caso è l’origine silenziosa, la memoria della Terra, mentre la sospensione è la vivacità degli abitanti della città che mutano forma e stato continuamente.

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  • Katarzyna Lyszkowska

    Katarzyna Lyszkowska

    Mercato del Carmine

    Katarzyna Lyszkowska è un’artista e docente d’arte polacca nata nel 1981. L’artista eplora l’identità individuale e collettiva, il legame che essa ha con l’universo, l’importanza di ogni persona. La sua rappresentazione artistica testimonia storie e biografie individuali e di intere comunità. Il lavoro presentato alla Biennale è un’antropomorfismo della casa costruita su un forte simbolismo culturale. Di fatto l’artista cerca di creare una specie di Axis Mundi del quale il visitatore ne è parte integrante, diventando colui che di fatto da vita all’opera. “House of cards” vuole essere la fusione tra creazione e disintegrazione, la rappresentazione di un’emozione, o di un mondo caotico. Ogni rappresentazione riprende un momento appartenente alla vita, come una casa di bambole, che ricorda l’infanzia o una gabbia che rappresenta il periodo dell’adolescenza in cui ogni giovane si sente come imprigionato, che da una parte lo protegge ma dall’altra lo soffoca.

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  • Marie Schirrmacher-Meitz

    Marie Schirrmacher-Meitz

    Mercato del Carmine

    Artista tedesca nata nel 1957, laureata in arte, utilizza la carta come mezzo relativo di comunicazione, che unisce culture e religioni diverse all’arte. Il suo obiettivo è quello di scatenare una reazione da parte dei visitatori, portandoli a riflettere sui valori di cui la società ha bisogno. L’opera presentata nella Biennale, nasce inoltre dalle conseguenze del terremoto e maremoto di Tohoku, Giappone, l’11 marzo 2011, quando piiù di 19.000 persone sono morte. Rispetto al caos creato da questo disastro, un presupposto silenzio è entrato nella stampa mondiale negli ultimi anni. Un silenzio che è stato steso sul caos come un tappeto rosso. Siamo diventati sordi a questo argomento e ne voltiamo le spalle cercando la pace fuori e dentro le  nostre teste. L’artista vede la sua installazione come un appello contro l’oblio.

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  • Tongji University - CAUP

    Tongji University - CAUP

    Piazzale S. Donato

    Il College di Architettura e Urbanistica (College of Architecture and Urban Planning) è una delle prime università in Cina con programmi di urbanistica ed è uno degli istituti d’istruzione più importanti della Cina. Mira a creare ambienti armoniosi e sostenibili, portando avanti le tradizioni spirituali cinesi, coltivando cooperazioni internazionali e nazionali, per poter creare un futuro promettente per il loro paese. Il progetto presentato alla Biennale dal College di Architettura e Urbanistica nasce dalle costruzioni tradizionali cinesi chiamate “Ting” (chiosco), dove le persone si fermano per riposare. Queste costruzioni sono senza muri, in modo da offrire alla persona lo spazio necessario. La costruzione in cartone prende spunto dalle arcate romane accostate da monomeri strutturali per rinforzare l’intera struttura. Viene quindi accostata l’idea dei chioschi cinesi con le arcate romane. La struttura progettata dagli studenti è composta da uno spazio ampio, uno medio ed uno per bambini, con l’obiettivo di risaltare la differenza di scala tra di loro. Le tre sfere saranno percepite in modo completamente diverso viste dall’interno. Questo progetto ha l’obiettivo di sottolineare la chiusura verso l’esterno e la mancata comunicazione. Per questo motivo la parte superiore del pentagono è stata rimossa e sono state create finestre di comunicazione tra lo spazio interno ed esterno.

  • Han Ho

    Han Ho

    Palazzo Ducale

    Han Ho è un artista coreano laureato all'Università di Belle Arti di Parigi. Alla base del suo pensiero artistico vi è la fuga dalla realtà caratterizzata da ideologie, pregiudizi e tradizioni. L'evasione avviene grazie al mondo dei sogni, che a suo avviso è lo strumento principale attraverso il quale il nostro corpo e la nostra mente si rigenerano dai traumi della psiche. I sogni quindi sono strettamente legati alla realtà, in quanto sono un'espressione delle nostre emozioni, sensazioni o ricordi, ma sono nel contempo legati al surreale in quanto frutti della nostra fantasia. I sogni servono quindi a connetterci con il nostro ego, aiutandolo ad esaminarsi e ad esprimersi in modo libero. La psiche viene rappresentata all'interno delle sue opere sottoforma di luce, utilizzata dall'artista come strumento di esaltazione del soggetto. Alla Biennale presenta l'opera: "Eternal Light - Cosmos".

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  • Oliver Czarnetta

    Oliver Czarnetta

    Palazzo Ducale

    Oliver Czarnetta è un artista tedesco nato nel 1966, qualificato come scultore ed in seguito laureato in storia dell'arte e filosofia. Nella realizzazione delle sue opere, Oliver sfida il tempo e rifiuta l'idea secondo cui un artista debba avere un'impostazione tecnica. L'artista realizza quindi le sue opere lasciandosi guidare dal caso, dall'istinto e dalle idee che gli sorgono spontanee, motivo per il quale utilizza qualsiasi tipo di materiale. Le sue opere generalmente sembrano dei relitti archeologici e questo fatto è dovuto al suo stile fuori dagli schemi. Le opere presenti alla Biennale, "Geistergeldrüstung 1" e "Geistergeldrüstung 2", nascono dalla riflessione ironica dell'artista sull'effetto che il denaro possa avere sull'anima e sullo spirito di un essere umano.

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Outdoor 2018

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Outdoor 
 

Divenuti simboli della Biennale, le sculture monumentali in cartone rappresentano sin dalla prima edizione la potenzialità della carta e il talento degli artisti che li realizzano durante un mese di residenza artistica. Dai primi di agosto le sculture verranno installate e inaugurate nelle piazze della città.

 

  • James Lake

     

    James Lake

     

    Paperman - Piazza S. Frediano

     

     James Lake è un artista britannico. Inizia il suo percorso universitario, ma è costretto ad interromperlo a causa di una malattia, un cancro che lo costringe all’amputazione di una gamba. È riuscito a laurearsi superati i problemi di salute, ma per superarne il disagio causato ha imparato da autodidatta a creare sculture in cartone, insegnando poi la sua tecnica in varie scuole. James ritiene che l’arte debba essere un mezzo di unione nella società, ed il cartone può abbattere le barriere che finora sono state imposte. Il cartone è inoltre il materiale che valorizza maggiormente l’artista, infatti per la Biennale presenta il suo autoritratto mentre è a lavoro. Il messaggio trasmesso è che l’arte può nascere in un momento di caos, come un momento di malattia, o può essere esposta in luoghi caotici come la società, ma nel momento in cui lavora l’artista si trova nella sua stanza solo con se stesso, trovando la sua pace interiore.

     

    paperman

     

  • Kubo Novak

     

    Kubo Novàk

     

    Life Space - Piazza S. Francesco

     

    Jakub Novak è un’artista slovacco nato nel 1986. Dopo essersi laureato in architettura, inizia a lavorare come docente universitario, ma in seguito abbandona questo lavoro per concentrarsi maggiormente sulle sue opere d’arte. La sua opera Life Space è una dimostrazione di come la vita possa essere paragonata ad uno spazio limitato che ognuno di noi riempie con le cose che considera speciali. Queste cose non sono definitive, ma cambiano nel tempo a causa degli eventi che portano al cambiamento del nostro punto di vista. Diventano però il nostro rifugio in cui ci ritiriamo per riflettere, per trovare la nostra pace interiore e per ricaricarci prima di tornare nel caos della vita quotidiana. Lo spazio vitale è una composizione geometrica. Ciò che appare espressivo e sorprendente esaminato da vicino diventa un sistema modulare palpabile, mentre visto da lontano acquista una nuova forma portandoci ad esaminare noi stessi e isolandoci dalla casualità.

     

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  • Wu Wai Chung

     

    Wu Wai Chung

     

    No More Message - Palazzo Ducale

     

    Wu Wai Chung ha studiato architettura ad Hong Kong e in seguito a Londra. La sua passione è quella di interagire col pubblico attraverso le sue opere innovative di architettura. “No more message” consiste in una struttura simile ad un tunnel, con le pareti interne fatte a piramide in modo da ridurre al massimo le onde sonore. I visitatori possono provare a comunicare tra di loro, ma il suono non arriverà loro in modo chiaro. L’opera infatti ha l’obiettivo di farci riflettere su come a volte vorremmo comunicare qualcosa, ma a causa di alcuni filtri non riusciamo a farlo o non veniamo capiti, in questo modo, il silenzio in cui ci rifugiamo da nascita al caos.

     

    no more message

     

  • Eu Tazé

     

    Eu Tazé

     

    Silent Shell, Chaotic Shell - Palazzo Pretorio

     

    Eugénie Tazé-Bernard nata nel 1989,  è una scultrice ed una scenografa franco-peruviana. Nelle sue opere, mescola l’anatomia umana con quella animale (l’uso del corpo umano infatti ha il ruolo di connettere il visitatore con l’opera mentre l’uso dell’anatomia animale è simbolo delle emozioni interne di un individuo). Nel creare “Turtle Woman” l’artista parte dalla visione di un mondo caotico travolto dalla modernità, per portare la mente dello spettatore a riflettere su ciò che potrebbe succedere in futuro al genere umano. Lo porta a visualizzare un adattamento dei corpi umani a nuove forme che potrebbero coprirli fino a diventare una protezione, un modo per fuggire, per stare in silenzio e per riconnettersi con se stessi. Una forma di riparo che manifesterà l’inevitabile adattamento dell’uomo a questa epoca moderna.

     

    Silent shell, chaotic shell

     

  • Dosshaus

     

    Dosshaus

     

    Path of Paradox - Piazza Cittadella

     

    Dosshaus è la collaborazione creativa tra Zoey Taylor e David Connelly, artisti che combinano pittura, scultura, fotografia, moda, video e performance. Fin dall’inizio, la coppia è stata interessata all’incrocio tra varie culture. Per la Biennale creano l’opera ‘’Path of Paradox‘’ un pianoforte spezzato in due da una moneta, apparentemente caduta dal cielo il cui bordo ricorda una ghigliottina, che silenzia lo strumento. Il messaggio che gli artisti vogliono trasmettere è tratto da una frase celebre di William Blake che scrisse  ‘’Dove esiste qualsiasi visione del denaro, non può essere portata avanti l’arte, ma solo la guerra’’. Quando il denaro prevae, diventa un’arma contro l’arte e il caos che crea non è altro che una scia di silenzio.

     

    path of paradox

     

  • Ankon Mitra

     

    Ankon Mitra

     

    The sights and sounds of the cosmos - Mercato del Carmine

     

    Ankon Mitra è un rchitetto e disegnatore indiano nato nel 1982. Diplomato in design al The Bartlett, University College London.  Si appassiona alla tecnica dell’origami, e cerca di integrarla nel campo dell’arredo, scrivendo a riguardo un libro intitolato ‘’Questioning Architecture‘’, in cui mostra come l’Universo stesso viene fatto e disfatto da piegature. Partecipa alla Biennale attraverso un’opera che ha lo scopo di riprodurre la dinamicità dell’Universo. Porta a riflettere sugli eventi spettacolari che accadono nell’universo, come la caduta di comete, la collisione dei buchi neri o la fusione delle galassie che generano un caos magnifico e rendono il cosmo una specie di danza galattica, ma che apparentemente ai nostri occhi pare silenziosa. Noi possiamo godere di immagini di colori e forme che ci giungono dall’universo ma non abbiamo modo di ascoltare due stelle che si scontrano. Per noi questo caos è silenzio.

     

    sights and sounds of the cosmos

     

  • Manuela Granziol

     

    Manuela Granziol

     

    Liminal Space - Piazza Guidiccioni

     

    Manuela Granziol è un’artista ed economista svizzera, dopo essersi trasferita a Londra con la sua famiglia ha seguito la sua passione per l’arte. L’opera che l’artista presenta alla Biennale esplora la relazione sconosciuta tra linguaggio e non linguaggio, tra comunicazione in qualsiasi forma e silenzio. Una ragazza adolescente siede sul pavimento con la testa tra le gambe. L’adolescenza rappresenta il momento in cui la società, i media, i genitori e i coetanei esercitano maggior pressione sulla giovane. La creazione di un’opera fatta di pezzettini vuole esprimere la complessità dell’esistenza umana. Di fatto le varie esperienze ed eventi a cui ogni essere umano va incontro comunicano quanto esso sia fatto di frammenti (ricordi, immagini, testi, persone incontrate) che lo rendono a sua volta parte di qualcos’altro definendo così una soggettività caotica.

     

    liminal stage

     

 

 

 

 

 

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Network Days

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Network Days 
 

Per la sua IX edizione, Lucca Biennale ha organizzato i Network Days: 2 giorni di incontri, conferenze, performance, proiezioni ed occasioni di rinfresco all'insegna della Paper Art.

I Network Days, che si sono tenuti tra il 3 e il 4 agosto nel centro di Lucca, hanno accolto artisti, designer, architetti, galleristi, curatori e altri professionisti del mondo dell'arte. Si è trattata di un'occasione perfetta per incontro e confronto con altri professionisti del settore, per poter acquisire nuove conoscenze ed arricchirsi di nuove esperienze.  
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 I Network days si sono svolti venerdì 3 agosto dalle ore 17:00 alla Museo della via Francigena, e sabato 4 agosto a Palazzo Ducale.

Tra gli ospiti vi erano gli artisti in mostra alla Biennale, i rappresentanti del Sofia Paper Art Fest, IAPMA (Associazione Internazionale di Artisti e Artigiani della carta), China Design Centre e dell'Asian Pacific Design Federation.

Il primo giorno dei Network Days ha visto trattare l'argomento della "Paper Art: limiti e potenzialità", con la partecipazione di alcuni artisti Indoor della Biennale (Paola Margherita, Gianfranco Gentile, Gianluca Traina, Manuela Granziol) e Edoardo Malagigi (professore all'Accademia di Belle Arti di Firenze). Con la mediazione di Sigi Beare, i relatori hanno discusso delle loro tecniche e dei pregi e difetti del materiale cartaceo. 
 
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 La seconda conferenza ha toccato l'argomento del Design emergency project: come il cartone può essere utilizzato in ambito di design e architettura per affrontare emergenze attuali, discusso da Nicolas Bertoux (scultore e designer di fama internazionale) e Giusy Emiliano (rappresentante FAO). Nicolas Bertoux ha inoltre presentato il suo progetto "Pirouette": una tenda in cartone, pieghevole, trasportabile ed economico che fa discutere sull'emergenza abitativa mondiale.

Durante il primo giorno di Network Days si è tenuto un momento conviviale tra i partecipanti: un aperitivo offerto sulle mura di Lucca, durante il quale tra un bicchiere di prosecco e un prodotto tipico della zona, gli ospiti hanno avuto occasione di conoscersi, scambiare esperienze e contatti. 

Il primo giorno si è concluso con una performance di Martina Zena: "Play Human", una audio visual perfomance che racconta la storia di una vita, dalla nascita all'ultimo atto, attraverso suoni, video e la realizzazione di otto monotipi.

 
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Il secondo giorno dei Network Days si è tenuto a Palazzo Ducale, dove si sono tenute 3 conferenze: la prima delle quali è stata "Paper Art e sculture monumentali", una discussione tra gli artisti Outdoor (James Lake, Eu Tazé, Ankon Mitra, Kubo Novák) riguardo alla sfida delle dimensioni delle loro opere in carta;
La conferenza "Paper Art sarà la prossima tendenza?" ha voluto esplorare lo stato attuale di questa forma d'arte, quali sono gli eventi che attualmente la rappresentano e quale sarà il suo futuro, grazie all'intervento di Emiliano Galigani (direttore di Lucca Biennale), Oskar Ho (direttore della Asia Pacific Designers Federation), Daniela Todorova e Todor Todorov (organizzatori della Sofia Paper Art Fest), Carin Reinders (organizzatrice del CODA Paper Art), Nicole Donnelly e Anne Vilsboell (direttrici di IAPMA -  International Association of Hand Papermakers and Paper Artists).  
 
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 I Network Days si sono conclusi con la conferenza "Suono, performance e visual art", che ha esplorato la multidisciplinarità che coinvolge anche la carta, grazie agli interventi degli artisti Outdoor Dosshaus e Wu Wai Chung, Meng (rappresentante del TIAC - The International Arts and Culture group) e Martina Zena (performance artist).
 

 

 

 

 

 

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31 Luglio - 10 Settembre

  • Pubblicato in News
  •  

iniziobiennale 16

Confini e prospettive: al via l’8° edizione della Biennale internazionale dedicata alla paper art e al design, la piu’ grande e la piu’ completa di sempre

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